Nella successione legittima, fratelli e sorelle del de cuius non occupano una posizione primaria paragonabile a quella dei figli. Essi vengono chiamati all’eredità, secondo gli artt. 568 e seguenti, soltanto quando il defunto non abbia lasciato figli né discendenti dei figli. La presenza di discendenti del de cuius impedisce dunque che fratelli e sorelle vengano alla successione legittima, poiché la delazione resta assorbita dalla linea discendente.
Diversamente deve dirsi quando sopravvivano al de cuius il coniuge, i genitori o altri ascendenti. Tali soggetti non escludono necessariamente fratelli e sorelle, ma concorrono con essi secondo le quote stabilite dalla legge. In particolare, quando vi sia il coniuge superstite, a quest’ultimo spetta in ogni caso la quota di due terzi dell’eredità; il residuo viene attribuito agli altri soggetti concorrenti, secondo le regole proprie del concorso tra fratelli, sorelle, genitori e ascendenti.
Se il de cuius muore senza testamento, senza coniuge e senza genitori o altri ascendenti, l’eredità è devoluta interamente ai fratelli e alle sorelle. In tale ipotesi, quando si tratti di fratelli germani, cioè nati dagli stessi genitori, la divisione avviene in parti uguali. La parità di origine familiare si riflette quindi in una parità di trattamento successorio.
Occorre però distinguere il caso in cui concorrano fratelli e sorelle germani con fratelli e sorelle unilaterali. I fratelli unilaterali sono coloro che hanno in comune con il de cuius un solo genitore. Essi si distinguono, a loro volta, in consanguinei e uterini: sono consanguinei quando comune è il padre; sono uterini quando comune è la madre. La legge attribuisce agli unilaterali una posizione successoria ridotta rispetto ai germani, stabilendo che essi conseguano la metà della quota spettante a questi ultimi.
Un esempio consente di chiarire la regola. Si immagini che il de cuius Tizio, vedovo, muoia lasciando un’eredità di valore 300, senza figli né discendenti, senza genitori né altri ascendenti, ma con un fratello Caio e una sorella Mevia, entrambi figli degli stessi genitori di Tizio. In questa situazione Caio e Mevia, essendo fratelli germani, dividono l’eredità in parti uguali e ricevono ciascuno una quota di valore 150.
La soluzione muta se i soggetti chiamati non si trovano nella medesima posizione. Se Caio è fratello germano di Tizio, perché nato dal secondo matrimonio del padre comune, mentre Mevia è sorella unilaterale di Tizio, in quanto figlia di primo letto del padre di Tizio, risposatosi dopo la morte della prima moglie, l’eredità non si divide in parti eguali. Poiché l’unilaterale consegue la metà della quota del germano, l’eredità di valore 300 viene attribuita per 200 a Caio e per 100 a Mevia.
Le regole appena richiamate devono essere coordinate con il meccanismo della rappresentazione. Può infatti accadere che un fratello o una sorella del de cuius non possa accettare l’eredità, ad esempio perché premorto rispetto al de cuius, oppure non voglia accettarla, ad esempio perché vi rinuncia. Se tale fratello o sorella abbia discendenti, la quota che gli sarebbe spettata non si disperde né si accresce necessariamente agli altri fratelli, ma viene devoluta ai suoi discendenti per rappresentazione.
La rappresentazione opera, in questa ipotesi, facendo subentrare i discendenti del fratello o della sorella nella quota che sarebbe spettata al loro ascendente. La ripartizione avviene per stirpi: la quota è suddivisa in tante parti quante sono le linee discendenti rilevanti e, all’interno di ciascuna stirpe, è attribuita al discendente di grado più prossimo rispetto al de cuius. Se vi sono più discendenti dello stesso grado nella medesima stirpe, essi dividono la quota tra loro in parti uguali.
Si consideri, per maggiore chiarezza, il caso del de cuius Caio, vedovo, morto senza figli e senza testamento, lasciando un patrimonio di valore 840. Gli sopravvivono tre fratelli germani, Mevio, Tizio e Sempronio, e un fratello unilaterale, Filano. Se tutti accettano l’eredità, ciascuno dei tre fratelli germani consegue una quota di valore 240, mentre Filano, in quanto unilaterale, consegue una quota di valore 120.
Se però Mevio fosse premorto a Caio lasciando tre figli, la quota che sarebbe spettata a Mevio non verrebbe attribuita agli altri fratelli, ma sarebbe devoluta ai suoi discendenti per rappresentazione. Poiché la quota di Mevio è pari a 240 e i suoi figli sono tre, ciascuno di essi conseguirebbe una quota di valore 80. In tal modo la legge conserva la porzione ereditaria riferibile alla linea del fratello premorto, trasferendola ai suoi discendenti.
Ultima Modifica: 28/10/2026