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La casa familiare

L'abitazione familiare rappresenta spesso il bene sul quale si concentrano le principali questioni patrimoniali in occasione della separazione, poiché la sua utilizzazione può essere disciplinata attraverso provvedimenti che non coincidono necessariamente con la titolarità della proprietà. L'articolo 337-sexies del codice civile regola l'assegnazione della casa familiare tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli, secondo una disciplina che deve essere distinta dagli accordi attraverso i quali i coniugi possono decidere di trasferire o dividere la proprietà dell'immobile.

L'assegnazione della casa non comporta infatti, di per sé, il trasferimento della proprietà al coniuge assegnatario, ma attribuisce una posizione giuridica che incide sull'utilizzazione dell'immobile secondo le condizioni stabilite dalla legge e dal provvedimento applicabile. Ne consegue che il proprietario può continuare a essere titolare del diritto reale pur non potendo utilizzare liberamente l'abitazione, mentre l'eventuale vendita del bene richiede una valutazione degli effetti che il provvedimento di assegnazione può produrre nei confronti dell'acquirente.

La distinzione tra proprietà e diritto di abitare nella casa familiare assume rilievo anche quando i coniugi intendano regolare consensualmente i loro rapporti patrimoniali, poiché l'attribuzione dell'immobile a uno di essi può costituire un'operazione diversa rispetto alla semplice previsione della sua utilizzazione. Quando sia programmato un trasferimento di proprietà, occorre quindi stabilire se esso costituisca una divisione, un'attribuzione patrimoniale collegata agli accordi della separazione oppure un negozio avente una diversa causa giuridica.

Ultima Modifica: 20/10/2026